Giuliano Gaigher

È il vetro stesso a parlare. Ad esprimersi.
Io mi limito ad estrarne l’essenza, a dare una forma al suo linguaggio, a metterne in evidenza il significato. Tra le pieghe e le opalescenze del vetro scopro messaggi ai quali cerco di dare ordine, sfogo.
Lo faccio da 30 anni, da quando nel 1987 ho aperto il mio studio nel cuore dell’Italia settentrionale.
Da allora, non ho mai smesso di raccontarmi attraverso la fragilità espressiva della materia.
Ci sono molti modi per interpretare l’arte con il vetro, molte tecniche che mi hanno portato negli anni a sperimentarne spessori importanti e minimi, polvere e fili, ma anche la sospensione, i colori, gli accostamenti con metalli, legni, pietre e talvolta anche luce. Per non parlare degli affascinanti effetti della fusione e dell’impasto. Ogni volta, così, ne è nato e nasce ancora qualcosa di nuovo, in un flusso di coscienza inarrestabile alla ricerca della vera anima delle cose e del rapporto tra gli aspetti esteriori e quelli interiori.
In questo mio percorso è stato naturale l’incontro con la spiritualità: le mie opere sposano infatti spesso i temi del valico, del di là, della vita e del mondo, entro i quali l’estetica si articola stimolando il pensiero, con un linguaggio più vibrante, evocativo e simbolico. Lì lo spazio sottratto alla percezione è maggiore, proprio per essere integrato dal lavoro dell’immaginazione, chiamata a integrare e scolpire il significato in modo del tutto soggettivo.
La cultura del vetro affonda le sue radici nella storia del popolo europeo, ne permea l’identità artistica, ma se ne ritrovano testimonianze anche in altri luoghi, vicini e lontani, che sto cercando di esplorare con la mia arte.

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